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Il Salone della Giustizia

Il Salone della Giustizia dal 2009 ha goduto dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, del patrocinio del Ministero della Giustizia, unitamente a quelli di altri importanti dicasteri, in quanto i temi discussi non riguardano solo la giustizia amministrata nei tribunali, ma affrontano anche argomenti sulla tutela della salute, della famiglia e dei minori, dell’ambiente, del credito e del risparmio, sulla sicurezza alimentare, dei trasporti e informatica. Il Salone della Giustizia si distingue come particolare e articolata occasione di pubblico incontro tra avvocatura, magistratura, professioni e politica. Il principale obiettivo è quello di promuovere la cultura della legalità. In questi anni infatti sono stati coinvolti nei diversi convegni e dibattiti moltissimi studenti provenienti dalle scuole superiori e dalle Università. L’alto profilo dei relatori e la qualità dei contenuti espressi nelle precedenti edizioni hanno avuto un ampio e considerevole riscontro sui media nazionali. Nel messaggio inviato in occasione della prima edizione l’allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano definì il Salone della Giustizia una “nuova forma di comunicazione istituzionale”, concetto quest’ultimo rafforzato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che considera l’iniziativa “…preziosa occasione di confronto, una coinvolgente forma di comunicazione”.
Presidente del Salone della Giustizia è il prof. Avv. Carlo Maliconico. Un comitato scientifico, formato da eminenti personalità e presieduto dal Prof. Avv. Guido Alpa, ha il compito di relazionarsi insieme al Presidente con le Istituzioni e di valutare i temi e i contenuti degli incontri e dei convegni della manifestazione. Il prof. Avv. Roberto Marraffa presiede il Comitato internazionale.

Edizione 2017

Giovedì 13 Aprile

La settima edizione del Salone della Giustizia si è conclusa con un videomessaggio di Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo. “La giustizia non può e non deve rinchiudersi – ha detto tra l’altro – nella torre d’avorio della applicazione fredda delle leggi, e questo è anche il senso dei vostri incontri al Salone della Giustizia, ricchi di spunti, di dibattiti, di idee. Perché la giustizia è il frutto di un continuo adattamento alla società, fa parte della vita presente, quotidiana e misura al tempo stesso la fiducia che ogni cittadino ha nel proprio futuro all’interno di una comunità. Definisce il grado di civiltà. Se bene amministrata rende efficiente uno Stato, affidabile un’economia, dà la sicurezza al cittadino di non cadere vittima di soprusi pubblici o privati. Per questo il Salone della Giustizia è diventato un appuntamento fondamentale: mette infatti insieme esperienze diverse attraverso il confronto, solleva problemi e indica soluzioni”.
Tajani ha poi sottolineato che “anche attraverso il diritto si è formata la coscienza comune europea. L’Europa del diritto è un’Europa di successo, un’Europa di valori che ha creato le istituzioni per tutelare i diritti e applicare le regole al di sopra e aldilà delle frontiere nazionali. La Corte di giustizia europea serve oltre mezzo miliardo di cittadini e le sue sentenze fissano principi che conciliano culture giuridiche diverse. Diciamoci la verità, l’Europa non è una sovrastruttura che si impone alle culture e ai sistemi di legge nazionali, ma una ulteriore garanzia per i cittadini e gli Stati. Anche, soprattutto nel campo del diritto, l’Europa ha molto da dire. Certo va migliorata ma non smantellata. Deve rappresentare un’opportunità e non un ostacolo. Il messaggio che colgo dai vostri incontri è che la giustizia come l’Europa deve avvicinarsi ed essere sempre più al servizio dei cittadini”. In conclusione, il presidente Tajani ha voluto porre fortemente in risalto la lentezza della giustizia civile in Italia: “Siamo in coda alla classifica, siamo fra i peggiori in Europa. La Commissione europea insiste sempre sulla necessità di una riforma della giustizia civile per accorciare i tempi delle decisioni. La lentezza dei processi equivale all’uno, al due, a volte anche al tre per cento del Prodotto interno lordo. Un danno enorme all’economia. È tempo di cambiare. Anche per questo, auguro buon lavoro a tutti quanti”.

“Diritto e sentimento” è stato il tema centrale del convegno che si è svolto questa mattina. Anna Finocchiaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha sottolineato come “i fatti di sentimento abbiano acquisito un posto importante tra le questioni giuridiche al punto che la stessa emozionalità ha cominciato a essere considerata come formalizzante della legge”. Dal momento che “il sentimento viene avvertito come un valore, sarà la stessa comunità a dargli l’impronta di un riconoscimento positivo”. E tutti i nuovi diritti debbono giustamente coincidere con i diritti assoluti. Finocchiaro ha posto in risalto la “straordinaria capacità espansiva” della Costituzione in tema di riconoscimento dei diritti, per cui il riconoscimento del differente orientamento sessuale non rappresenta “nessun attentato alla famiglia tradizionale, bensì diritto alternativo a quello di sposarsi, di costituire una famiglia, diritto alla vita privata e familiare e divieto di discriminazione”. Ma come diceva Voltaire, il diritto portato troppo alla lunga, rischia l’ingiustizia. Di qui, la dichiarata contrarietà del ministro alla maternità surrogata.
Dopo la lettura di un messaggio augurale fatto pervenire dal ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia (“Le norme vanno ‘messe a terra’, non pensate astrattamente ma calate nella vita concreta delle persone”), Carlo Malinconico, ordinario di Diritto dell’Unione europea, si è detto d’accordo sul rischio che “il diritto diventi una gabbia per il sentimento” e quindi occorre “disciplinare il settore sentimentale – anche a costo di comprimerlo – pur di assicurare garanzie giuridiche” che tengano sempre conto della proporzionalità del problema. Massimo Luciani, ordinario di Diritto costituzionale, ha voluto affrontare alcuni temi legati al sentimento – come il fine vita e il matrimonio omosessuale – per dire che “tocca al legislatore e non al giudice delimitare e regolamentare questi delicati settori del sentimento, perché la strada per arrivarci non può essere quella giudiziaria”. Renato Rordorf, presidente aggiunto della Corte di Cassazione, ha ricordato che “il buon giudice deve sempre rendersi conto di cos’è l’umanità con cui deve confrontarsi. Se viene ottusa la capacità di essere umani, la giustizia diviene cieca”.
Il notaio Gian Vittorio Cafagno, presidente di Insignum, ha spiegato perché oggi i suoi colleghi “sono tutti i giorni in trincea. Siamo i primi, noi notai, a dover affrontare le problematiche legate ai tanti temi etici come le disabilità in famiglia, il diritto insopprimibile del fine vita, il testamento biologico, la reversibilità e i problemi successori. Grazie a questo Parlamento abbiamo raggiunto la parità giuridica fra i coniugi (anche nella coppia formata da soggetti dello stesso sesso). Per i conviventi, purtroppo ancora non ci siamo”. E la legge che ha recentemente affrontato i rapporti e le conseguenze della convivenza ha trovato fortemente critico Guido Alpa, presidente del Comitato scientifico del Salone, che ha concluso i lavori del convegno. “Il diritto ha cambiato volto, da materia priva di sentimento – ha detto – sta diventando materia che si accompagna alla vita umana. Ma deve restare al servizio della persona, e non il contrario”.

Il convegno del pomeriggio (“Verso al dematerializzazione, il valore che non si tocca ma che giova a tutti”) è stato organizzato da Unioncamere e introdotto dal presidente Ivanhoe Lo Bello. Tra i relatori, il presidente di sezione del Consiglio di Stato Giuseppe Severini, il direttore generale Infocamere Paolo Ghezzi, il manager public policy Google Diego Ciulli, l’amministratore delegato di Cisco Agostino Santoni e l’intervento del presidente del Consiglio di Giustizia della Regione Siciliana Claudio Zucchelli. Il giornalista del Sole 24 Ore Alessandro Galimberti ha moderato i convegni della giornata conclusiva.

Mercoledì 12 Aprile

Seconda, intensa giornata al Salone della Giustizia. I lavori sono stati aperti con un messaggio del ministro della Giustizia Andrea Orlando. “Il recupero di efficienza e il miglioramento dei servizi per la collettività di cui ha bisogno la giustizia nel nostro Paese – ha detto il Guardasigilli – passa dal metodo che abbiamo portato avanti in questi anni: il più ampio confronto con tutti i soggetti istituzionali. I magistrati, in primo luogo, ma anche gli avvocati, i magistrati onorari, il personale amministrativo. L’universalità dei diritti dei cittadini e la soddisfazione della domanda di giustizia non possono essere garantite senza assicurare al contempo la complessiva funzionalità e sostenibilità del sistema giudiziario – ha rilevato il ministro -. Per questo, migliorare le performance quantitative e qualitative degli uffici giudiziari e del sistema giustizia è cruciale”.
In mattinata si è diffusamente parlato di sicurezza stradale e hanno fatto impressione alcune cifre presentate in una ricerca di Asaps. Basti dire che ogni giorno in Italia vengono uccisi due pedoni. Negli ultimi 15 anni, le vittime a piedi sono state quasi undicimila e i feriti 300 mila. Una strage impressionante. Ogni sei persone che muoiono in incidenti stradali, c’è un pedone. E bisogna aggiungere – restando sempre nel settore statistico che riguarda i pedoni – la metà di questi decessi è provocata dai pirati della strada, da automobilisti cioè che dopo avere travolto un passante si danno alla fuga. Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Riccardo Nencini si è soffermato sull’uso dei telefonini durante la guida. Nei 7-8 secondi in cui si controlla il cellulare per leggere un sms o un ‘whatsapp’, “guidando a una andatura di 50 all’ora si percorre al buio quasi la lunghezza di uno stadio di calcio”.
Gianluca Longo, ad di Safety21, ha voluto mettere alla prova i tanti ragazzi presenti chiedendo loro quanti guidatori vengno multati ogni mille automobili che attraversano un autovelox. Nessuno si è lontanamente avvicinato alla risposta giusta, due ogni mille. “Il che significa che dovremmo sempre ricordarci di quei 998 automobilisti che invece hanno rispettato la legge…” Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia, ha tenuto a ricordare come siano in arrivo duemila unità per incrementare il personale amministrativo dei tribunali. Giuseppe Bisogno, direttore del servizio di Poizia stradale, si è rivolto anch’egli ai giovani: ”Ricordate sempre che la strada è un’insidia e l’automobile è un’arma che, se non si rispettano le regole, può uccidere altre persone e voi stessi”.
Nel pomeriggio, si è parlato di intelligence. Il convegno, moderato dalla giornalista del Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini, è stato aperto da una approfondita disamina del terrorismo internazionale fatta da John J. Mulligan, vicedirettore del Centro antiterrorismo Usa. “Questa epoca di condivisione delle informazioni in cui viviamo – insieme allo sviluppo e alla velocità della tecnologia – ci impone delle sfide uniche per trovare il giusto bilanciamento fra libertà civili, privacy e sicurezza alla luce anche dell’attuale atmosfera di minaccia”. Uno dei pericoli maggiori da fronteggiare, ha spiegato Mulligan, è il terrorismo che sta elaborando “nuove strategie”. Ad esempio “l’aggressivo sforzo compiuto dall’Isis nell’utilizzo di strumenti di comunicazione moderna e di tecnologie per identificare, reclutare e mobilitare i potenziali terroristi operativi”. Pertanto, ha rilevato Mulligan, “lo scambio di informazioni tra le agenzie d’intelligence e di applicazione della legge è cruciale per combattere le minacce terroristiche”. Un passo “importante per rafforzare le nostre partnership locali ed estere”, ha sottolineato, “è quello di armonizzare i sistemi di protezione che applichiamo come una comunità allorquando otteniamo, conserviamo o diffondiamo informazioni personali di identificazione”. In questo quadro, ha concluso Mulligan, “la protezione delle libertà civili e della privacy” non va trascurata, ma, anzi, “costituisce parte integrante per la costruzione della Comunità Intelligence”.
Il dibattito ha poi visto gli interventi del comandante dei Ros dei Carabinieri Giuseppe Governale (”chi ha vocazione al martirio è un terrorista estremamente pericoloso e difficilissimo da individuare e combattere”; di Lamberto Giannini, direttore dell’Antiterrorismo della Polizia di Stato (“indagini preventive, intercettazioni anche ambientali, indottrinamento sono tutti momenti che possono consentirci di individuare i terroristi”); del generale Riccardo Rapanotti della Guardia di Finanza (“controlliamo tutti i flussi di sospette operazioni finanziarie, anche quelle per importi modesti ma che possono nascondere le rimesse della rete di protezione dei terroristi”); di Santi Consolo, direttore del Dipartimento amministrazione penitenziaria (“il 34 per cento dei detenuti è di nazionalità straniera, colloqui, utenze, rimesse, pacchi, Dna se serve: tutto può essere utile a farci conoscere le strade del terrorismo internazionale”); Pasquale Piscitelli, senior advisor per la sicurezza di Leonardo spa, ha infine specificato che la riforma dei servizi segreti ha inserito nei protocolli la protezione anche dei patrimoni economici, scientifici e industriali del nostro Paese.

Martedì 11 Aprile

La settima edizione del Salone della Giustizia si è aperta con le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “I progressivi successi nel contrasto alle organizzazioni criminali raggiunti grazie alla straordinaria mobilitazione della magistratura e delle forze dell’ordine sono essenziali per sconfiggere le mafie ma, per raggiungere compiutamente questo obiettivo, è determinante la promozione di una nuova cultura della legalità che riguardi tutti: nell’agire quotidiano, nei comportamenti personali, nella percezione del bene comune, nell’etica pubblica. Il Salone della Giustizia – ha aggiunto – contribuisce a questo scopo, stimolando una qualificata riflessione sul valore del rispetto delle regole dell’ordinamento per la crescita della società italiana”. Per il capo dello Stato “particolare importanza assume quest’anno il ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che pagarono con la vita la loro lealtà alle istituzioni e la fedeltà ai principi della Costituzione.

Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, ha poi annunciato un plenum straordinario per rendere pubblici gli atti che riguardano Falcone e Borsellino a 25 anni dalle stragi, per “fornire un contributo rilevante alla memoria di quegli anni”.

Sono poi intervenuti Alessandro Pajno, il presidente del Consiglio di Stato, un organismo che “deve inseguire e controllare il potere nell’interesse generale”); Eugenio Albamonte, fresco presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati; Carmine Volpe, presidente del Tar del Lazio; Marina Anna Tavassi, presidente della Corte d’appello di Torino (“la professione del magistrato è la vita del magistrato, soprattutto se è donna”); Sergio Colella, ad di DXC Technology; Luca Palamara, membro del Csm; Mauro Vaglio, presidente dell’ordine degli avvocati romani (“manifestazione e corteo il 13 maggio per rivendicare in giusto compenso ai professionisti”); e Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione (“non stiamo peggio del periodo di Tangentopoli…”).

Il convegno del pomeriggio è stato aperto dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin (“tre Italie che marciano a tre velocità diverse, necessario contemperarle”). Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager, ha introdotto il dibattito sui fondi della sanità integrativa che hanno visto alternarsi sul palco rappresentanti di settore come Salvatore Carbonaro, presidente Praesidium, Mario Cardoni, direttore generale di Federmanager, Marcello Garzia, presidente Fasi, Tiziano Neviani, presidente Assidai, Enrico Vanin ad di Aon.