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16° edizione del Salone della Giustizia
PRIMA GIORNATA
La sedicesima edizione del Salone della Giustizia si è aperta con il primo faccia a faccia: il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha risposto alle domanda di Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale. “Non mi si puó accusare di attentato alla Costituzione quando cerco di attuarla. É schizofrenico. E mi amareggia che le accuse contro di me provengano da magistrati”, ha detto il Guardasigilli introducendo il tema delle riforme in avvio al Senato. “La separazione delle carriere è una sorta di fringe benefit che si vuole conservare e giudico un vero disastro l’invito fatto da Franceschini ai magistrati, e cioè “Unitevi a noi per far cadere il governo Meloni”. Nordio ha preannunciato una riforma della normativa sul segreto istruttorio, “consentito spesso dagli stessi magistrati, una vera porcheria che accade solo in Italia”; e l’avvio di convenzioni per far curare in comunitá i detenuti per reati della tossicodipendenza.
In un tempo di incertezza, il diritto rimane una certezza anche se esso è in continua evoluzione. E ancora, uno dei diritti inderogabili rimane proprio quello alla difesa. Sono alcune delle conclusioni a cui è giunto il convegno “I diritti umani ai tempi dell’incertezza”. All’evento sono intervenuti Giulio Prosperetti, vice presidente emerito della Corte Costituzionale; Ernesto Carbone, consigliere CSM; Francesco Petrelli, presidente Unione Camere Penali Italiane; Mariangela Di Biase, vice presidente AIGA. Nel corso dell’incontro è stato proiettato un video messaggio del presidente della Scuola Nazionale dell’Amministrazione Paola Severino. Ha moderato Paolo Liguori, direzione editoriale Mediaset. Prosperetti si è concentrato sulla crisi dei concetti giuridici causata anche dalla globalizzazione, sottolineando la necessità di reinterpretare le categorie legali. Carbone ha ricordato che “il diritto è l’ultimo argine alla tenuta delle infrastrutture morali”. Da parte sua, Petrelli ha spiegato che “la spinta dell’incertezza si trasforma in richiesta di penalità” e che bisogna “recuperare figura del giudice”. Secondo Di Biase, il processo mediatico e televisivo “danneggia la certezza del diritto”. Quanto alla Severino, ha evidenziato la necessità di “preservare l’universalità dei diritti davanti alle frammentazioni”, perché “anche il diritto si scopre vulnerabile davanti alla fluidità odierna”.
Un nuovo modo di fare politica, coinvolgendo i cittadini in una visione condivisa di Paese, è stato il tema al centro del Face to face tra Ernesto Maria Ruffini, avvocato tributarista, già direttore dell’Agenzia delle Entrate e Ilaria Capitani, giornalista TG3. Per Ruffini, “c’è una crisi della politica”, la quale “ha smesso di elaborare pensieri”. Con il proprio progetto civico “Più uno”, Ruffini vuole partecipare alla partita politica nel campo del centro-sinistra. “La politica – ha ricordato – serve a ridurre le disuguaglianze”. Per Ruffini, tanto per fare un esempio di attualità, “ai cittadini non interessa la separazione delle carriere dei magistrati”. L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate ha comunque sottolineato che “la magistratura è il garante della nostra democrazia”. Ruffini ha contestato la modalità con cui si sta pensando la tassa sui profitti delle banche (“non si contratta il prelievo fiscale”) facendone anche un discorso di sistema: “Serve una visione complessiva di Paese per abbassare tasse”.
La riforma della giustizia e il conseguente referendum sono stati il tema del faccia a faccia tra Francesco Paolo Sisto e la giornalista del Domani Giulia Merlo. Alla base di queste iniziative c’é l’articolo 11 della Costituzione “e comunque si tratta di una riforma che sará decisa dal popolo”, ha sostenuto Sisto. La stessa Carta costituzionale prevede (art. 138) la possibilitá di adeguamenti e, nel caso specifico, il referendum di marzo servirá a “proteggere la stessa magistratura dall’incubo invasivo delle correnti”. Per Sisto, l’Associazione nazionale dei magistrati “si è fatta prendere la mano e aver messo in piedi un Comitato per il no è un qualcosa di squisitamente politico e quindi fuori luogo”.
Il black out del 28 aprile scorso della rete elettrica spagnola è stato considerato come una vera catastrofe: milioni di cittadini senza energia elettrica per 24 ore, ospedali in crisi con sale operatoria bloccate di colpo, traffico impazzito, chiusura degli edifici pubblici, delle scuole, dei negozi. Tutta la notte al buio, un vero incubo per tutti. E noi? Qual è la situazione della nostra rete elettrica? Anche se siamo abbastanza all’avanguardia, per Lorenzo Basso, vice presidente della commissione Ambiente ed Energia del Senato, “Occorre semplificare le nuove produzioni se si vogliono abbattere i costi”. Per il collega Andrea De Priamo, anch’egli membro della commissione, “È fondamentale una strategia di sicurezza”, anche perché “l’aumento del digitale comporta inevitabilmente più cyber attacchi”. Fabrizio Iaccarino, responsabile Affari istituzionali Enel, ho sottolineato quanto sia sbilanciata la nostra produzione (50% da gas), mentre l’ingegner Giovanni Brussato ha posto l’accento sulla vulnerabilità di milioni di piccoli utenti. Suggerimenti per le priorità? La formazione di qualitá (Basso), il nucleare (De Priamo), gli investimenti (Iaccarino) e l’indipendenza energetica (Brussato).
Separazione delle carriere dei magistrati e rispetto del diritto, anche internazionale, sono stati i principali argomenti affrontati nel “Face to face” tra Giuseppe Conte, presidente Movimento 5stelle, e Paolo Liguori, direzione editoriale Mediaset. “Questo governo – ha sottolineato Conte – è infastidito dall’autonomia dei magistrati e vuole i pubblici ministeri sotto il proprio tacco”. Il presidente del M5S ha aggiunto che la magistratura, per migliorare i propri servizi, avrebbe bisogno di assunzioni e investimenti, non della separazione delle carriere che interessa una frazione minima di giudici. Secondo Conte, l’esecutivo ha violato la legge nel caso di Al Masri; e su Gaza, poi, il suo “silenzio è complice”. “Sì al processo di pacificazione a Gaza – ha spiegato -, ma è lacunoso”. Conte ha rivendicato di aver utilizzato il metodo rapporto personale con Trump “per l’interesse nazionale”. Infine, a livello politico, il presidente del M5S ha precisato che “esiste la determinazione a costruire un progetto progressista, non da soli, con temi, progetti e obiettivi”.
La sensibilizzazione ai temi ambientali, l’economia del riciclo dei rifiuti e l’energia ottenuta da fonti pulite sono state al centro del convegno dal titolo “La transizione ambientale tra rischi e scelte obbligate”. Al panel hanno partecipato Sergio Liardo, comandante generale del Corpo delle Capitanerie di Porto e Guardia Costiera, Simonetta De Guz, vice comandante Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri; Primiano De Maria, Direttore Affari legali e Compliance di Aeroporti di Roma; Claudia Salvestrini, direttore generale PolieCo. L’incontro è stato moderato dal giornalista Marco Frittella. L’ammiraglio Liardo ha fatto il punto sul lavoro e sulle operazioni della Guardia Costiera a favore della tutela del mare e della sua biodiversità. Da parte sua, il generale De Guz, dopo aver ricordato che l’educazione ambientale è un compito istituzionale dei Carabinieri, ha sottolineato l’importanza della prevenzione dei reati. Quanto a De Maria, ha fatto il punto sui progetti green degli aeroporti di Roma, fra cui un parco fotovoltaico in grado di soddisfare il 20% dell’energia richiesta dallo scalo di Fiumicino. Secondo Salvestrini, invece, “l’Italia è ferma sull’economia circolare”, il che significa che esportiamo rifiuti e importiamo un riciclato di qualità bassissima.
Dopo un appassionato ricordo del professor Guido Alpa, il grande giurista scomparso nel marzo scorso, é andato in onda il collegamento in diretta con Alberto Balboni, presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, che ha illustrato in Parlamento i contenuti della Riforma della giustizia. Balboni ha letto l’intera normativa del disegno di legge sul quale é cominciata la discussione.
La riforma della giustizia e la separazione delle carriere fra magistrati inquirenti e giudicanti sono stati i temi principali al centro del “Face to face”, dove Cesare Parodi, presidente ANM, è stato intervistato dal giornalista Roberto Chiodi. “L’ANM – ha precisato Parodi – non vuole fare opposizione politica. Siamo a favore del No per una valutazione valoriale. Questa riforma non accelererà di un giorno il tempo dei processi”. Perché, ha aggiunto, “il primo problema della giustizia italiana sono gli investimenti strutturali”. Un esempio pratico: “La mancanza di personale amministrativo è uno delle esigenze più urgenti”. Per il presidente dell’ANM, inoltre, “il pubblico ministero è il primo chiamato a fare una valutazione da giudice”. Al referendum, Parodi ha chiesto ai cittadini un “voto consapevole, informato, non viziato da un preconcetto”. Quanto al rapporto fra magistratura e informazione, il presidente dell’ANM ha evidenziato che “l’interesse pubblico e interesse per il pubblico sono due concetti molto diversi”. Infine ha sottolineato la circostanza secondo cui “il magistrato non ha una tutela differenziata se viola la legge”.
“Polizia penitenziaria. Nel solco della tradizione, lo slancio dell’innovazione” è stato il tema dell’ultimo dibattito. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove ha voluto ricordare le 10.700 assunzioni, indispensabili “perché lo Stato non vuole piú arretrare nella sicurezza”. E ancora l’acquisto di scanner “per impedire che droga e cellulare continuassero e entrare nelle carceri”. Stefano Carmine De Michele, capo del DAP, ha spiegato che “scudi, caschi e nuove protezioni” hanno consentito di affrontare delicate situazioni”, ma “è l’agente il principale elemento di sicurezza”. Augusto Zaccariello, dirigente superiore della Polizia penitenziaria, ha confermato che “il poliziotto è l’ultima frontiera di protezione della società”.
SECONDA GIORNATA
Un editoriale di Maurizio Belpietro, collegato in diretta da Milano, ha aperto la seconda giornata del Salone della Giustizia. Il direttore del quotidiano La Veritá ha affrontato il tema caldo della separazione delle carriere tra giudici e Pm, “indispensabile” a suo giudizio. Le correnti dei magistrati “sono disposte a tutto per favorire i propri iscritti”. Anche se, ha concluso, “la riforma va migliorata, soprattutto nella parte del disciplinare.
Anteprima del confronto fra i due schieramenti opposti nella futura battaglia referendaria sulla riforma Nordio: a spiegare le ragioni del No è stata Marinella Graziano, vice presidente vicario del Comitato “A difesa della Costituzione per il No al referendum”. A favore del Sì é intervenuto Rinaldo Romanelli, segretario UCPI del Comitato “Camere penali per il Sì”. “Questo comitato – ha precisato Graziano – non ha alcuna finalità politica, non è interessato a fare opposizione al governo”. Il problema é costituito dalla perdita delle “garanzie di indipendenza disegnate dai padri costituenti” per il pubblico ministero, che diventerebbe subordinato all’esecutivo. Contestato anche il meccanismo del sorteggio per il CSM, definito “un’umiliazione per la magistratura”. Di segno opposto le motivazioni di Romanelli, che ha definito il sorteggio “un sistema per spezzare il rapporto con le correnti” e smentito che la riforma sia destinata “a subordinare all’esecutivo”.
Fake news, intelligenza artificiale e ruolo del servizio pubblico nel fornire un’informazione corretta, certa e imparziale sono stati i temi emersi nel convegno “Certezza dell’informazione, il ruolo della Rai”. Sono intervenute: Barbara Floridia, presidente Commissione parlamentare vigilanza Rai (“Serve un social che sia solo dei servizi pubblici europei”); Costanza Crescimbeni, vice direttore TG1 (“L’informazione sui social non va lasciata a Vongola78”); Stefania Battistini, inviata speciale TG1 (“Il mestiere dell’inviato è quello di verificare le notizie”) e Noemi Giunta, vice capo redattore politico GR RAI (“La velocità dei social si sconfigge con il racconto del podcast”).
“Fino a ieri l’altro, la minaccia proveniva da tre direzioni: terra, mare, cielo. Oggi ci sono altri due fronti: spazio e cyborg”. Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, ha esaminato l’evoluzione dei nostri servizi di intelligence, “anche alla luce dell’attenuazione dell’ombrello di protezione americano, oggi più interessato all’est indo-asiatico”. La collaborazione a livello europeo con paesi alleati “consente però di affrontare l’attuale guerra ibrida che per destabilizzare punta a creare difficoltà nella sicurezza”. Guerini, che da ministro riuscì a ottenere sensibili incrementi destinati alla Difesa, ha individuato nelle politiche industriali e nelle politiche per la crescita e lo sviluppo il punto cruciale: “Un paese che non cresce non ha futuro – ha concluso -. E fa scappare i giovani.
Per il panel “Il villaggio globale” si è collegato da Washington Edward Luttwak, consulente strategico del governo americano. Luttwak è stato un fiume in piena su Medio Oriente (“Nel mondo arabo i governi non hanno opposizione”), sull’Ucraina (“Il piano di guerra di Putin è stato sfasciato”) e sul ruolo dell’Europa (“L’Europa vuole parlare di pace ma non ha i soldati”).
Liliana Faccioli Pintozzi, capo redattore Esteri SkyTG24, ha ricordato – in collegamento da Milano – l’intervista che proprio due anni fa fece all’ambasciatore israeliano durante il Salone della Giustizia. “Purtroppo siamo ancora qui, con oltre 65 mila morti e un cessate il fuoco che è sicuramente importante, ma molto difficile da mantenere”. Certo, esiste un accordo, c’é l’impegno a rispettarlo dei paesi arabi. Ma rimane il rischio di un tentativo di pulizia etnica, innescato dai terroristi di Hamas”. In collegamento da Parigi, è intervenuto poi Alexandre Del Valle, geopolitico, per spiegare le anomalie della vicenda che ha portato Nicolas Sarkozy in carcere (“La giustizia in Francia è accusata di essere di parte”) e della crisi che sta portando la Francia a un generale declino sociale ed economico (“Per i francesi è difficile ammettere che la grandeur è finita”).
Quella dell’intelligenza artificiale (AI) è una rivoluzione da guidare con consapevolezza e coscienza, ricordando sempre il ruolo di ausilio e lasciando la centralità dell’essere umano nella fase giudicante. Sono alcune delle conclusioni a cui è giunto il convegno dal titolo “Intelligenza artificiale e la nuova frontiera del diritto”. Antonio Baldelli, componente della IX commissione Camera dei Deputati ha ricordato “l’importanza della legge 132/2025 che disciplina l’uso dell’IA solo per fini strumentali”. Antonella Ciriello, capo Dipartimento per l’Innovazione Tecnologica della Giustizia, ha sottolineato che “solo la conoscenza è la chiave per governare la rivoluzione dell’IA”. Per Antonino La Lumia, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano va creato un osservatorio che unisca tutti gli attori del settore giudiziario.
Per Carlo Foglieni, presidente AIGA (Associazione italiana giovani avvocati) è necessario “affiancare competenze tecniche a quelle giuridiche”. Andrea Vingolo, direttore generale di Tinexta Visura, ha spiegato come, grazie a un’applicazione di IA, sia possibile gestire otto milioni di documenti giuridici certificati, “sempre a disposizione dell’avvocato”, a cui l’IA “fa da assistente”.
“Ė l’Intelligenza Artificiale (IA) il Big bang dell’ultimo ventennio”: ne è convinto Vittorio Rizzi, direttore del Dipartimento per le Informazioni della Sicurezza. Una “esplosione” che ha cominciato a rivoluzionare gli ambiti investigativi, aprendo ”una nuova frontiera per le sue capacità di analisi e ricerca delle informazioni”. Ma se la tecnologia è di per sé neutra, “in mani criminali diventa estremamente efficace e di per sé pericolosa”. Di qui l’esigenza di “distinguere il vero dal verosimile e dal falso”.
“Come è cambiato il linguaggio della diplomazia” è stato il titolo del panel che ha coinvolto giornalisti ed esperti di geopolitica. È stato fatto il punto su come la diplomazia ha ceduto il passo al personalismo dei leader e a una generale centralizzazione dei poteri da parte dell’esecutivo. Stefano Polli, editorialista Ansa, ha individuato un imbarbarimento del linguaggio della diplomazia anche a causa dell’uso delle nuove tecnologie. Dello stesso avviso Andrea Margelletti, presidente Centro Studi Internazionali, che ha puntato il dito contro i social network. Margelletti si è inoltre detto convinto di una guerra futura fra paesi europei e la Russia. Secondo Maurizio Molinari, editorialista La Repubblica, il cambiamento del linguaggio è uno degli effetti della tribalizzazione. Patrizio Nissirio, giornalista e scrittore, ha criticato il bullismo in politica internazionale e la semplificazione che non interpreta correttamente la realtà.
Le relazioni internazionali fra Roma e Washington sono state al centro di un dibattito (“Rapporti Usa Italia”) che ne ha stabilito lo stato dell’arte. Il diplomatico Giampiero Massolo ha osservato che “la formula dei ‘volenterosi’ serve ad andare oltre i trattati” e che “le grandi potenze attuali non vogliono farsi la guerra”. In collegamento da Washington Paolo Messa, vice presidente NIAF, ha assicurato che “questa fase dei rapporti Italia-USA è estremamente positiva”. Il giornalista Antonio Di Bella si è soffermato sul cambio generazionale nell’amministrazione americana, che ha portato l’Europa in secondo piano. Paolo Liguori, direzione editoriale Mediaset, ha analizzato il piano di pace che “riguarda il riassetto del Medio Oriente, non solo Gaza”. Da parte sua, Beniamino Irdi, senior fellow Atlantic Council, ha evidenziato la presenza di “almeno due anime in questa amministrazione USA: una transattiva; l’altra ideologica. Queste due anime creano un cortocircuito”. Ma finora Giorgia Meloni, ha aggiunto, è stata “brava a non alienarsi queste due anime”.
“Il magistrato deve apparire, oltre che essere, indipendente. Anche senza la toga deve essere rassicurante e dare di sé un’immagine di prestigio personale”. Luigi Maruotti, presidente del Consiglio di Stato, ha dato del giudice questa rappresentazione ed ha aggiunto: “Il magistrato andrebbe conosciuto soltanto per le sentenze che emette”. Ha ovviamente il dovere di applicare la legge: ma se una norma non lo convince? “Ha tutto il diritto – ha concluso Maruotti – di rivolgersi alla Corte Costituzionale”.
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